IL CULO DI ZEDDA

Quanto conta il culo nella carriera di un uomo politico? Il fattore “C” conta molto, moltissimo e lo dimostra, se ve ne fosse il bisogno, un parallelo tra due figure (pur con tutta l’immensa differenza nelle storie personali, s’intende!): Giuliano Pisapia e Massimo Zedda. Guarda un po’, condividono una storia recente di gestione amministrativa alla testa di una coalizione PD+sinistra+variedeventuali e si trovano entrambi col cerino in mano: che fare a questo punto? Cedere alla tentazione di entrare in modo più o meno palese nel PD o porsi in posizione critica appoggiando le istanze dei fuoriusciti di Articolo 1 e dei cespuglietti vari che fanno capo a Fratoianni, Civati&Co? Basta scorrere le (pessime) analisi politiche delle ultime settimane per notare come la situazione sia fluida (che, tradotto in italiano, suona: un inverecondo casino) nel senso che il Campo Progressista, lanciato da Pisapia con lo scopo dichiarato di unire le forze a sinistra del PD, pare traballare di fronte alla necessità di chiarire la propria posizione proprio nei confronti di quel Partito Democratico da cui sono appena usciti Bersani&C e, poco prima, Civati&C, quindi una parte qualificante del “Campo” da unire. Che, detto in parole più semplici, significa: come si fa ad unire a sinistra del PD se poi non si dichiara nella forma e nella sostanza di essere alternativi al Partito Democratico? Perché Pisapia, per l’appunto, questo non intende chiarirlo e tentenna tra un proclama in piazza per la reintroduzione dell’Articolo 18 ed un abbraccio alla Boschi (che sarà anche un po’ figa ma c’è di meglio).

Detto in due parole, anche se questo non è il tema del mio post, ma ci azzecca un po’, come vedremo, Pisapia è rimasto fregato dal referendum. Per il quale ha votato – lo ha dichiarato – e nell’esito positivo del quale contava per la prima idea del suo Campo Progressita, che avrebbe avuto il compito di drenare voti a sinistra di un PD vincente – e con al governo Renzi – per governare assieme a lui (Lui PD e lui Renzi, entrambe le cose). Invece, ahimé, Giuliano se l’è presa in saccoccia, perché quel cretino di Matteo non ha pensato di meglio che sputtanare tutto con la faccenda del “Se non vinco me ne vado!”, una stronzata suggerita da un qualche consulente per l’immagine che dovrebbe cambiar mestiere. Quindi, l’idea iniziale del “Campo” pensato come movimento funzionale ad un governo centrista appena ancorato a sinistra – sul modello delle amministrazioni di Milano e Cagliari, per intenderci, che dal punto di vista elettorale hanno funzionato – è franata assieme al referendum e per di più si trova anche un Bersani in grande spolvero che gli ruba il ruolo per il quale si pensava di averla immaginata (l’idea). E siccome le elezioni sono alle porte, ecco che Pisapia resta col cerino in mano: se ne va col PD (e perde gli incazzati che il PD hanno lasciato) o con gli anti-PD (e non appoggia Renzi secondo il modello Milano e Cagliari rischiando di risultare inessenziale)? E qui arriviamo al cuore del problema: al culo.

Mentre Pisapia, con in testa le stesse idee di Zedda (che ha sempre pensato di “confluire nel PD“, secondo l’idea iniziale di Vendola) comincia a bruciarsi la punta dell’indice col cerino quasi del tutto consumato, il nostro Massi cittadino se ne sta tranquillo al proprio posto fresco di riconferma e con una coalizione (ancora) solida. Perché?

Perché ha un culo della madonna (e il cerino mooolto ma mooolto più lungo), ecco perché: quando ha passato le elezioni cittadine il bubbone del PD non era ancora scoppiato; e valuterà cosa fare per le prossime elezioni (che per lui non sono le politiche del prossimo anno bensì le regionali dell’anno successivo, quando potrebbe correre per la poltrona di Presidente, il suo pallino) non appena gli elettori, a livello nazionale, avranno fatto (loro sì) chiarezza della situazione. Se Matteo Renzi si prende una poderosa tranvata alle politiche, lo lascia spappolato sulle rotaie, salendo sul tram del vincitore; se invece vince, se ne va con lui. Elementare, Watson: Massimo Zedda non ha fretta. Ed ottime possibilità di vincere.

Intendiamoci: il nostro sindaco è bravo e non è neppure un cattivo amministratore (altrimenti l’avremmo cacciato a calci). Saranno le lezioni di babbo Zedda (che quanto a gestione del potere potrebbe dar  lezioni a uno squalo bianco affamato); sarà che il Sardaguay non esprime figure politiche di rilievo (per usare un eufemismo) e in un posto così un Zedda brilla di luce propria.

Ma c’è anche il fatto che questo ragazzo ha la capacità di trovarsi al posto giusto al momento giusto, perché un culo così lo si vede di rado. Speriamo che quando si sarà arrampicato sulla poltrona più alta della Regione ne lasci cadere una fetta – di culo – anche sul Sardaguay: dopo la presidenza del Colonnello Pigliaru ne abbiamo un gran bisogno.

Giorgio Avataneo.

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