MONTE PRAMA: FRANCESCHINI MONDIALE

Nel futuro dei Giganti di Mont’e Prama c’è “un grande successo mondiale”! Così Dario Franceschini ha scritto nel registro dei visitatori del museo archeologico di Cabras. Quindi, cari amici, preparatevi perché tra qualche anno, pochi, un paio o giù di lì, ci saranno tanti turisti da non sapere dove metterli: turisti a destra, a manca, di sopra, di sotto, davanti, dietro e financo nella quarta, quinta e sesta dimensione, senza nulla togliere alle altre cinque (dimensioni) in attesa dei turisti perché lo sanno tutti che la teoria delle stringhe prevede undici dimensioni e il trio Lescano Franceschini-Pigliaru-Carrus intende sfruttarle tutte. Tutte piene di turisti paganti che risolveranno magicamente i problemi della Sardegna: pane e lavoro per tutti, un pollo in ogni tavola, due semprevergini urì per ogni maschio, due sex-bull per ogni femmina. Una vera, infinita, enorme, fantasmagorica, galattica goduria.

Più o meno come per i bronzi di Riace, che avrebbero dovuto svolgere lo stesso ruolo di traino del benessere e se ne stanno soli soletti e quasi dimenticati in una stanza climatizzata a loro dedicata in attesa delle torme di visitatori che svilupperà una delle aree più depresse del paese.

Però, a parte le bufale di Franceschini e la presenza di Pigliaru, entrambi alla ricerca di un buon motivo per richiedere il voto alle elezioni prossime venture per un moribondo PD, affetto da scissionite cronica e in procinto di raggiungere i minimi storici di gradimento presso gli elettori, questa nuova sparata e il risalto nei media impone una riflessione: che fine ha fatto la cultura? E soprattutto: a cosa “serve” la cultura nella nostra Italia (e Sardegna) di oggi?

Per l’Italia tutta valgono le esortazioni di Settis a riportare la cultura dove deve stare, a sostegno dei cittadini affinché possano goderne e vivere una vita più completa. Tema mirabilmente ripreso da Maurizio Bettini in un recente saggio Einaudi (A che servono i Greci e i Romani? – L’Italia e la cultura umanistica), che ricorda come  debba essere la memoria culturale ad essere posta alla base dell’interesse per i beni artistici e culturali in genere e non un falso (quanto irritante, per la palese infondatezza delle motivazioni) tentativo di far passare il messaggio che i “beni” culturali possano essere il nostro “petrolio”! Da cui la falsa e pretestuosa disputa tra destra e sinistra, la prima dei “la cultura non si mangia” e la seconda dei “mangiamo la cultura”! Una vera oscenità, a parte la rincorsa di questa pretesa “sinistra” verso temi lanciati dalla destra.

Ma per venire a noi, piccoli isolani ignoranti (ed è vero, la nostra ignoranza è inversamente proporzionale alla nostra presunzione) potremmo domandarci: possibile che nell’occasione in cui si lancia questa “Fondazione” per la statuaria di Monte Prama non si parli di cultura ma solo di turismo? A questa domanda risponde (molto in anticipo) Alfonso Stiglitz, un archeologo che la zona di Cabras conosce benissimo essendo dipendente del comune di San Vero Milis, il quale in un intelligente intervento su Il Manifesto Sardo del 2010 (e sono s-e-t-t-e anni fa) intitolato Sardi turistici, si oppone con ottime motivazioni al concetto del “mangiamo i nuraghi” (una stupidaggine oscena oggi in voga dalle nostre parti) concludendo che invece si deve: Deturisticizzare […]; non più guide indigene ma produttori di sapere e sviluppo economico. Che poi anche lui cade nello sviluppo economico perché non è un economista e farebbe bene a parlarne con maggiore cognizione di causa, però, almeno, si rende ben conto di quale sia il fine ultimo della cultura: produrne altra a beneficio di tutti, perché se abbiamo bisogno di mangiare perché siamo animali, abbiamo bisogno di cultura per essere diversi dalle bestie (e vivere meglio).

In conclusione: cosa ci dice la sparata di Franceschini alla presenza di Pigliaru e Carrus? Che ci stiamo ancora una volta autocolonizzando, aderendo acriticamente a tesi prive di senso e portatrici di ulteriore degrado: culturale (perché le statue di Monte Prama non produrranno cultura), degrado (perché il preteso “turismo culturale” è una fandonia per cementificare le coste, come il Sinis tutto dimostra ampiamente) e soprattutto pessima politica, perchè la “fondazione” altro non sarà se non l’ennesimo centro di potere da lottizzare per la produzione di voti.

Benvenuti nel Sardaguay.

Candida

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