MASSIMU BOSSETTU PERSEGUITATO POLITICO?

La condanna all’ergastolo di Massimo Bozzetti è stata confermata in secondo grado. Probabilmente, anche il ricorso alla Cassazione sortirà medesimo effetto e quel poverino (tale è, abbia o meno ucciso la vittima) trascorrerà lunghissimi anni in carcere. Prevederlo non è difficile perché il senso della condanna risiede in un una specie di mostruosità logico-giuridica, come osserva lucidamente Luca D’Auria nel proprio blog facendo riferimento al problema della perizia sul DNA eseguita senza contraddittorio (perché al momento dell’esecuzione Bossetti era ancora sconosciuto e la ripetizione risulta impossibile per esaurimento del campione): Il tema è tutto giuridico: se al momento del ritrovamento e dell’analisi di una traccia genetica non vi è ancora nessun indagato e, in seguito, non è più possibile rianalizzare il reperto, il processo deve “chinarsi” a una soluzione che neghi il suo principio di base e cioè il contraddittorio ed il confronto tra accusa e difesa, oppure deve decidere sulla base di quanto a disposizione?

Insomma, se la condanna dovrebbe avvenire al di là di ogni ragionevole dubbio, ma non si può replicare l’analisi del DNA su cui poggia l’accusa (che dubbi ne pone eccome!), perché la traccia biologica è stata esaurita: che si fa? Si condanna o no? I giudici hanno detto di sì: si condanna. E, secondo me, è una vera mostruosità! Mi punge vaghezza che nella patria delle indagini scientifiche (gli USA) Bossetti avrebbe avuto qualche chance in più, perché da quelle parti hanno meno timori a lasciare un delitto senza colpevoli (poi, sia chiaro, non è certo un paradiso, visto che dentro ci finiscono i neri e i chicanos e spesso solo per il colore della pelle!) mentre dalle nostre, parti, pare che un colpevole sia d’obbligo. Ciò detto, al netto delle responsabilità di Bossetti, che magari l’ha ammazzata davvero, Yara, se la domanda è “meglio un Bossetti colpevole fuori perché c’è un piccolo dubbio, o meglio Bossetti innocente dentro anche se il dubbio è piccolo?” non c’è storia: meglio la prima tutta la vita.

Però, lasciamo quel poveraccio ai suoi enormi problemi e poniamoci una domanda piccola e ingenua: se si fosse chiamato Massimu Bossettu, sardo e attivista indipendentista, è vero o no che ne avremmo sentite di ogni sulla persecuzione politica? Riflettiamo: Doddore Meloni, in carcere per evasione fiscale, si è dichiarato perseguitato politico, come se lo Stato si fosse accanito su di lui con una condanna ingiusta (fatto del tutto privo di fondamento); Paolo Maninchedda, non ancora in carcere né mai ci andrà, si è dichiarato “futuro” perseguitato politico, mettendo le mani avanti ché non si sa mai (oppure si sa benissimo ma non si può ancora dire) visto che a questo mondo è bene essere previdenti. E poiché non c’è alcuna prova di persecuzione né per il primo (leggere le carte processuali per credere) né per il secondo, visto che nessuno l’ha ancora accusato di nulla, figurarsi se avessimo avuto a che fare con un Massimu Bossettu che se ne andasse all’ergastolo senza la possibilità di difendersi in contradditorio sulla prova regina che ce lo manda! Apriti cielo!

La mania di costringere i fatti alla conferma dei propri interessi, come se un avviso di garanzia per voto di scambio (posto che Maninchedda lo riceva, beninteso) non fosse ciò che è, il segno dell’apertura di un’indagine, bensì la prova di un accanimento politico nei confronti di un indagato, è storia vecchia. Anche lecita, tra l’altro, visto che un imputato ha facoltà di mentire, ma ciò non esime le persone dal ritenere quelli come Maninchedda dei pessimi politici e, soprattutto, obbrobriosi insegnanti. Poiché l’amico Paolo, tra le altre cose, sarebbe anche un docente, tenuto non solo ad insegnare una materia specialistica in modo dignitoso ma anche a comportamenti improntati a un’etica pubblica priva d’ombre. Ma come si fa a risolvere i propri problemi gettando letame sulla magistratura, rea, semplicemente, di fare il proprio mestiere?

Bossetti non è un perseguitato, è una persona finita in carcere a seguito di un cortocircuito logico-giuridico che gli impedisce di difendersi secondo la legge. E sarebbe slo stesso anche se si chiamasse Bossettu. Doddore è morto perché in carcere si muore con troppa facilità e ha giocato il gioco sbagliato, non perché era un (ridicolo) indipendentista..

Maninchedda non è un perserguitato e Gandhi (da lui evocato) si rivolterebbe nella tomba (se ne avesse una) alla sola ipotesi di essere nominato da una persona come lui. Manichedda è invece un pessimo politico abituato a gestire il potere come sempre si è fatto e non si capacita che ci sia la possibilità concreta di finire in tribunale per questo: semplice e squallido.

Come del resto la totalità dei nazionalisti de noantri che abitano e fanno danni nella gioiosa repubblica bananiera del Sardaguay. E ce li meritiamo tutti.

Candida

 

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