CHIARA VIGO: BISSO E BALLE SPAZIALI

Chiude il museo del bisso di Sant’Antioco e Chiara Vigo, persona di rara maestria comunicativa, altro che lavorazione del bisso, trova ancora il modo di trovare visibilità. Ci si mette anche la Cucinotta, notoriamente intellettuale di livello, che tuona contro lo scandalo: l’ultima depositaria dell’arte della filatura del bisso (nota: la tessitura può farla chiunque, qualcuno dovrebbe spiegarlo alla Cucinotta e pregarla di ragionare col cervello) costretta a smammare dal “suo” museo.
Sciocchezze e anche grosse!

Prima di tutto, Chiara Vigo non è l’ultima depositaria etc. etc.; ci sono altre signore, proprio a Sant’Antioco, capaci di fare ciò che fa lei; la narrazione di Vigo, infatti, è una bufala, come rimarcano le sorelle Pes che raccontano ben altro, correttamente segnalato dal Museo di Storia Naturale di Basilea!
The ‘Project Sea-Silk’ from the Natural History Museum of Basel is collecting extensive data and studies on the subject, and informs the public that a couple other women still produce and work today with byssus in Sant’Antioco in Sardinia, such as the sisters Assuntina e Giuseppina Pes which contradicts the claims of Chiara Vigo who is credited as havinginvented with an extraordinary imagination her own story of sea-silk and spins it tirelessly and to the delight of all media on and on“.
Inoltre, quello di Chiara Vigo non è un museo: è il suo laboratorio (in cui non paga affitto) nel quale riceve persone per fare soldi (anche se non fa pagare, perché i quattrini arrivano dalle sovvenzioni statali mediate dagli inviti in ogni dove, dai rimborsi spese, dai gettoni di presenza e via andare con tutti i meccanismi ben noti utilizzati in Sardaguay e non solo per sopravvivere alle spalle dei contribuenti). Insomma, è una persona che spaccia un cumulo di balle per vivere e – detto tra noi – di questi tempi fa benissimo: poiché vige un’ignoranza profonda, è bene che la sfrutti.
Tuttavia, non sarebbe male riflettere sull’operazione orchestrata da Chiara Vigo, che spara orrende fesserie sul bisso senza neppure sapere bene cosa sia (esilaranti le sciocchezze sul bisso usato dai faraoni, una vera delizia) e racconta la propria storia inventandosi una tradizione familiare farlocca ad uso e consumo di tutti coloro non abbiano desiderio/tempo di informarsi.
Tanto per esser chiari, tra tradizioni millenarie et similia, basta leggere un lavoro di facile comprensione elaborato da McKinley (PDF reperibile a questo link: http://www.muschelseide.ch/dms/McKinley/McKinley_Sea-Silk_1998.pdf per rendersi conto delle enormità propalate da questa amena signora, maestra, prima di tutto, nell’arte dei vendere sé stessa (e su questo, diciamola tutta, c’è da farle sinceri complimenti).
Spiacente, cari conterranei: il bisso non l’hanno scoperto i nuragici (chiunque fossero, visto che con questo termine si finisce per definire culture diversissime tra loro) né i nuragici lo vendevano ai faraoni (per i quali il “bisso” era un tessuto di lino!) e lo si lavorava un po’ ovunque, nel Mediterraneo, fosse disponibile la Pinna nobilis fino a tempi recenti e fino a che la micragna ha spinto tante poveracce a fare un lavoro monotono e ripetitivo (questo è, per l’appunto, la filatura del bisso).
Però, a parte Chiara Vigo, che ammiro per la faccia tosta (una così dovrebbe puntare in alto e dedicarsi alle televendite: al suo confronto Wanna Marchi scompare; dovrebbe solamente darsi un tono più cosmopolita, ad esempio presentandosi come Chiara Wigo, con la W come Wanna) sarebbe opportuno valutare seriamente questa idiozia del “museo”. Possibile che in Sardegna si debba essere così sottosviluppati da chiamare museo la dependance dell’alloggio di una paracula? Possibile che nessuno, in Sardegna, abbia desiderio di informarsi su cosa sia il bisso (davvero!) e su chi sia Chiara Vigo? Al giorno d’oggi basterebbe adoperare la rete con un grano di cervello e si sfaterebbero in un amen tutte le scemenze diffuse da questa furba signora maurredda.
E non si dica che è un’attrazione turistica: è un’altra fandonia! Chiara Vigo è semplicemente inserita nel circuito “intellettuale” del Sardaguay ed oltre, in cui, in nome della kultura, si spendono i nostri soldi organizzando eventi ed invitando gli amici, con l’aspettativa di essere invitati in un prossimo futuro.
Vogliamo dirla tutta?
Il giorno che decidessi di sapere cosa sia il bisso, andrei a Basilea, al museo di Storia Naturale. Che è davvero un museo! Perché il problema non è che chiude il “museo” del bisso, bensì che non c’è mai stato un museo del bisso a Sant’antioco e con tutti i soldi che la Regione Autonoma del Sardaguay butta via si potrebbe pensare di fondarne uno serio, che informi e affascini, non la porcheria di Chiara Vigo. Vi rendete conto che l’hanno fatto in SVIZZERA dove neppure c’è il mare?
Tino
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Still stinking, always thinking
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